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Oke-Bida-Gyasi, l’idea semplice che ha rivoltato lo Spezia

Un’idea semplice ma rivoluzionaria, Guido Angelozzi l’ha portata avanti con decisione questa estate. Eccezion fatta per Situm, Kvrzic e Piccolo negli anni di Bjelica e Di Carlo, forse mai abbiamo avuto così tanti esterni in grado di aprire squarci nelle difese avversarie..

Un’idea semplice ma non sempre applicata a dovere da queste parti, Guido Angelozzi l’ha portata avanti con decisione questa estate.
Di concerto col tecnico aquilotto Pasquale Marino, uomo da sempre devoto al 4-3-3, si è capito di dover rivoltare come un calzino il reparto offensivo di una squadra che, lo scorso campionato, si era dimostrato statico, piantato a terra, con poca gamba e scarsa rapidità.

Questione di caratteristiche di alcuni giocatori, questione di moduli tattici e di idee di calcio differenti, fatto sta che lo Spezia di Fabio Gallo viveva di palloni sui piedi, possessi palla incentrati sulle catene di gioco nel corto, lampi dei trequartisti, e quasi mai di ripartenze veloci o attacchi decisi della profondità.
Meno gamba rispetto ad ora, più tranquillità.

Angelozzi e Marino, studiando la crescita in Lega Pro di due giocatori di proprietà come Okereke e Gyasi, hanno capito che probabilmente era l’ora di mollare i freni e costruire una squadra in grado di lavorare ai fianchi le difese avversarie, puntando su resistenza, velocità ed imprevedibilità, consci che sul piano tecnico si tratta di giocatori certamente migliorabili.

E’ troppo importante, in questa categoria, disporre di gente che mulina le gambe fino a costringere ad alzare i ritmi di tutta la squadra.
Nel recente passato più di una compagine ha primeggiato lanciando giovani con queste caratteristiche, con poco da perdere e tanta fame, gente che permette cambi di passo decisi, gol ed assist al servizio dei loro centravanti.

Bidaoui, esterno proveniente dall’Avellino, possiede anch’egli questo tipo di caratteristiche ed il suo ingaggio negli ultimi minuti del mercato ha definitivamente svelato il piano tecnico-tattico di questa annata.
Nell’assist a Bartolomei, domenica a Livorno, vi è disegnato il suo calcio fatto di uno contro uno e rapidità nello stretto.

Eccezion fatta per Situm, Kvrzic e Piccolo negli anni di Nenad Bjelica e Mimmo Di Carlo – altri due tecnici che mettevano al centro di tutto la pericolosità sulle corsie esterne – forse mai abbiamo avuto così tanti esterni in grado di aprire squarci nelle difese avversarie, di mettere in difficoltà l’avversario diretto, nello stretto come nel lungo, puntando il fondo o l’area di rigore.
In poche parole, in grado di aprire squarci nelle retrovie avversarie.
In questo ragionamento non dimentichiamo certo un giocatore ancora tutto da scoprire, ma che in dote ha già portato tre punti su dodici giocando pochissimo a causa di qualche acciacco fisico, come Pierini.
E se poi tornasse il miglior Mastinu?

Dalla loro crescita, dalla cura del loro potenziale e chissà, dalla loro esplosione in una categoria che stanno dimostrando di poter masticare con buona disinvoltura, dipenderanno le sorti di questo gruppo, oltre che le fortune in zona gol di un compagno di reparto molto diverso da loro: Andrej Galabinov, infatti, non potrà che trarre giovamento dalla loro spavalderia atletica e dai loro assist.

Per ora Pasquale Marino si gode le prestazioni di questi giocatori sui quali tutto lo staff tecnico e dirigenziale ha creduto e non senza rischiare qualcosa, perché un conto è il potenziale, un conto è poi il confronto diretto con una categoria complessa come la serie B.

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Patrizio Moretti
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Dennis Maggiani

Nato a La Spezia, laureato in Scienze giuridiche, Talent Scout ed istruttore qualificato di Scuola Calcio, ex Osservatore per le giovanili dello Spezia Calcio. Redattore di Analogico Redazione (rivista di critica cinematografica), dal 2015 redattore di Spezia Calcio News Quotidiano.

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