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Focus – Derby, Protti e quella ferita, c’è più di un motivo per essere felici

Noi siamo, per Livorno, ciò che per noi era il Carpi fino a qualche giorno fa. La vera bestia nera. Passato e presente si incrociano alla velocità della luce, in questa partita che ancora una volta ha visto esultare la carovana bianca sotto gli occhi infastiditi di Igor Protti.

Noi siamo, per Livorno, ciò che per noi era il Carpi fino a qualche giorno fa. La vera bestia nera.

Da previsione della vigilia, stante l’assenza per infortunio di Andrey Galabinov, mister Pasquale Marino l’ha buttata sulla velocità.
La buona stella dei suoi tre uomini offensivi, Okereke, Gyasi e Bidaoui, gli ha permesso di “spaccare” la partita, aprirla come si apre una scatola di pelati, con decisione e mano ferma e di farlo fin dai primi minuti, in quegli istanti che ai tifosi aquilotti sono parsi come un sogno.

Entrare in campo e far capire immediatamente, anche da un punto di vista mentale, chi è il più forte; e poi i gol, conseguenza naturale di un predominio fisico ed atletico in un vortice di verve, piedi buoni e rapidità d’esecuzione, che ha visto protagonisti, oltre ai tre sopra citati, anche Crimi e Bartolomei, centrocampisti di gamba e da battaglia, che fiutano tutto il dolce che si nasconde dentro certe partite.

Lo Spezia non vinceva da lungo tempo in trasferta ed ha deciso di spezzare questo digiuno in quell’angolo di terra toscana che più gli porta fortuna.
Vince con autorevolezza, azzannando un avversario nervoso, rivelatosi presto come un corpo estraneo nel suo habitat, intento a rincorrere una squadra che sfrecciava al doppio della velocità ed attaccava gli spazi con disinvoltura.

Ancora una volta è stata la carovana bianca dei tifosi aquilotti ad esultare, ad uscire vincitrice da uno stadio che quasi un ventennio fa ci regalò una gioia indicibile al gol di Francolino Fiori, un urlo strozzato solo da un finale di campionato oscuro, nel quale ci scipparono la gioia di una promozione in serie B che sarebbe passata alla storia alla stregua di quella raggiunta, qualche anno più tardi, da Antonio Soda.

Igor Protti era in panchina, ieri, avvolto un pò goffamente da un’invernale sciarpa amaranto, riccioli più folti di quel che ricordavamo, nervoso, pronto a scattare verso il quarto uomo ad ogni fischio avverso, e poi tutta la delusione nei suoi occhi a fine partita, mentre la curva spezzina festeggiava e saltava.
Il calcio può regalare sempre nuove sfide e nuovi orizzonti, piccole vendette che permettono di allietare, anche solo in parte, le ferite del passato.

L’auspicio di tutti, adesso, è che da Livorno sia uscita una nuova consapevolezza, una forza mentale in grado di trascinare squadra ed ambiente, di risvegliare una passione che cova sempre sotto cenere o in superficie, pronta a riesplodere. 
Perchè la classifica, lo diciamo sempre, va guardata ad ottobre come a marzo, di essa ci si può e ci si deve anche nutrire, a maggior ragione quando si rivela cosi dolce.

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Patrizio Moretti
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Dennis Maggiani

Nato a La Spezia, laureato in Scienze giuridiche, Talent Scout ed istruttore qualificato di Scuola Calcio, ex Osservatore per le giovanili dello Spezia Calcio. Redattore di Analogico Redazione (rivista di critica cinematografica), dal 2015 redattore di Spezia Calcio News Quotidiano.

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