Focus – Fabio Gallo e il fantasma del gol

Il post Bjelica è stato segnato non solo da fattori positivi, inscalfibili, ma anche dal lato negativo di una produzione offensiva ridotta ai minimi termini in fatto di gol realizzati. Di Carlo prima, Gallo adesso, si sono ritrovati a fare i conti con una sterilità offensiva che tarpa le ali a disegni più ambiziosi e completi..
<strong>Bjelica - Gallo - Di Carlo</strong> - <em>Foto & Grafica SpeziaCalcioNews</em>

Bjelica - Gallo - Di Carlo - Foto & Grafica SpeziaCalcioNews

I complimenti degli addetti ai lavori per la prestazione di Cesena non possono e non devono bastare. Forse neanche soddisfare.
Un problema non di poco conto ha intaccato ormai anche le mura della città, quello della mancanza del gol.

Il post Bjelica è stato segnato non solo da fattori positivi, inscalfibili, ma anche dal lato negativo di una produzione offensiva ridotta ai minimi termini in fatto di gol realizzati, se non quando anche di azioni pericolose messe a frutto.
Di Carlo prima, Gallo adesso, si sono ritrovati a fare 5i conti con una sterilità offensiva che tarpa le ali a disegni più ambiziosi e completi.

Nella fattispecie, Mimmo Di Carlo puntò molto, fin dal suo arrivo a Spezia, sul ripristino di un ordine tattico venuto pericolosamente meno negli ultimi mesi della gestione tecnica croata.
Baricentro spostato all’indietro, il dogma sacro della compattezza tra i reparti, ed una ricerca della profondità che divenne materia di difficile esecuzione, senza interpreti ideali per quel gioco.
Di contro, c’è da dire che lo Spezia divenne presso che imperforabile, una macchina quasi perfetta nella messa in pratica della fase difensiva. Qualcosa che non è bastato, però, per compiere il miracolo del salto di categoria; troppi i gol mancanti all’appello.

Lo Spezia di Mimmo Di Carlo è perciò diventato un disegno perfettamente ordinato, ma poco creativo. Un lupo poco cattivo e pochissimo prolifico negli ultimi venti metri, quando c’era da azzannare la preda.
Fabio Gallo ha puntato molto sulla riconferma di Granoche, ha ottenuto due giovani di buone speranze come Forte e Soleri, ha ritrovato quell’Okereke che lui stesso valorizzò al meglio nella Primavera aquilotta, ed infine si è visto recapitare con soddisfazione due pezzi da novanta per la categoria come Marilungo e Gilardino.

L’auspicio è quello che per entrambi, essendo gli ultimi arrivati, occorra affinare condizione atletica ed intesa coi compagni non solo di reparto. Una volta arrivati ad una condizione accettabile, il reparto offensivo aquilotto non avrebbe molto da invidiare alla gran parte delle formazioni di serie B.
Sulla carta ci sarebbe tutto per strafare, vista l’esperienza, il talento, le caratteristiche e le carriere. Basti pensare ai gol messi assieme, 300 circa, dalla sola coppia Gilardino – Granoche.

Chissà che poi il problema vero non nasca qualche metro più indietro, in quel centrocampo che difetta per ora di un leader e, più in generale, di personalità, gol e ultimi passaggi. Un centrocampo fin qui da “sufficienza”, vittima di qualche acciacco fisico che era da mettere in preventivo in alcuni uomini d’esperienza come Juande e Giorgi, e speranzoso di esser preso per mano dall’esplosione di almeno uno tra Pessina e Maggiore, due ragazzi sui quali Gallo punta molto.

Una soluzione al problema del gol potrebbe essere rappresentata dall’utilizzo di un trequartista, anche adattato, come per esempio Marilungo, capace di giocare tra le linee e di dare imprevedibilità e fantasia negli ultimi venti metri.
Marilungo – Gilardino – Granoche, venissero al “Picco” da avversari li guarderemmo con ammirazione e timore, convinti che potrebbero farci molto male da un momento all’altro.

Positività, dunque. I margini di miglioramento sono evidenti e naturali, la maledizione del gol potrebbe avere le ore contate.
Allora inizieremmo a divertirci sul serio.

Dennis Maggiani - © Riproduzione Riservata
dennis.maggiani@speziacalcionews.it

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